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Giosuè Carboni - Vi racconto il mio Palio

 

lunedì 15 giugno 2015:

Carboni è uno di quelli, nati in Sardegna , che a cavallo , forse , ha iniziato ad andarci ancora prima di parlare,  ha un soprannome , ricevuto a Siena , all’esordio nell’unico Palio che ha montato , Carburo.

Mi racconta di aver visto il primo Palio  giovanissimo, alla curva del Casato e di aver sentito dentro il desiderio di fare , una  volta diventato grande , quelle curve e respirare quell’atmosfera unica.

Carburo, esce dal palio di Fucecchio del 2015 con due certezze, una  squalifica che lo terrà con molta probilità lontano dalla  Buca per qualche edizione , e un a rinnovata fiducia in sé stesso.

Senza nulla togliere al vincitore, Giosuè è stato il protagonista , nemmeno poi tanto inatteso , sia della finale , sia dei giorni successivi al Palio; la sua prova ha catalizzato attenzione e polemiche che ancora non accennano a finire.

E’ arrivato alla Torre, dopo una lunga nottata, e con un compito ben preciso, che di partenza non si presentava come uno dei più facili, ostacolare la vittoria dell’avversaria , Massarella, e l’accoppiata Gingillo Rijhaid, il migliore cavallo del lotto.

 

E: Giosuè, come ci si prepara a un compito così delicato?

G: Ci si prepara col lavoro. Sapevo di essere stato chiamato per fare un palio d’attacco, conoscevo bene Oscar Sauro , il lavoro è stato fatto soprattutto su di lui, ho provato prima il paraocchi , poi il paraombre , per scegliere infine di correre la batteria il giorno del Palio senza nulla.Abbiamo lavorato sul canape , in cui lo trovavo un po’ lento in partenza , il sabato mattina. Lo sentivo in forma , sapevo di poterci contare e di doverlo dosare, per arrivare freschi in finale.

E: hai puntato da subito alla finale , quindi?

G: si, senza dubbio, non avevo la certezza di potermi scontrare in batteria, a causa del sorteggio con Massarella, e sapevo perfettamente che la mia avversaria l’avrebbe corsa senza problemi, in più, inutile negarlo, a parte la commissione , correre un palio è un ‘opportunità che non potevo permettermi di perdere.

 

E: una  volta conquistata la finale , arriva per te il momento di mettere in atto il tuo compito , ed inizi un lavoro sfiancante sull’avversaria , senza sosta, senza respiro ; era questo da  subito il tuo piano A?

G: Sapevo con che una  volta partiti per me , viste le differenti potenzialità dei cavalli, cercare di riprendere Massarella sarebbe stato impossibile , per cui la mia unica possibilità era agire al canape .Ho avuto fortuna , senza dubbio, in tutti e due gli ordini di mossa ; ho avuto un  solo attimo di dubbio all’apertura della seconda busta, c’era il rischio che uno dei due fosse di rincorsa e questo mi avrebbe fatto cambiare repentinamente il piano d’azione .

E: l’impressione ad assistere a quei minuti interminabili e anche a rivederli dopo , in video , è che tu sia stato sempre padrone della situazione , senza incertezze, avevi il volto di una  statua di sale .

G: Si, non ci sono stati momenti di calo d’attenzione a parte mia ; sapevo di non potermeli permettere : Gingillo , oltre ad avere un bel motore sotto , è un fantino d’esperienza , ero consapevole che un mio attimo di esitazione avrebbe vanificato il lavoro fatto fino a quel punto, per cui non ho mollato un istante, tenevo d’occhio man mano che il tempo passava la condizione del cavallo dell’avversaria e del mio. Oscar Sauro è stato un eccellente complice, ha retto benissimo e nel momento in cui iniziavo a sentirlo calare ,  ormai il tempo di mossa era maturo per permettergli di reggere quel tanto che era sufficiente a partire.

E: da fuori , la sensazione è che oltre a dimostrare una  ottima preparazione fisica,che ti ha permesso di mantenere padronanza e freschezza per tutta la mossa, ci sia stato anche un bel lavoro psicologico , di quelli sottili che è servito a mettere in crisi l’avversaria.

G: sono stato semplicemente in silenzio, sempre , ho solo reclamato il mio posto alla lettura della seconda busta, poi non ho più parlato. Sapevo quello che dovevo fare ,  ho cercato di farlo alla mia maniera ; non ho mai avuto l’intenzione di  agire in maniera fisica forte contro l’accoppiata della rivale, ho interpretato quello che mi è stato chiesto sapendo benissimo sia quale era il compito , sia che l’ingaggio con la Torre , per uno come me che da tanto è nel giro ma con poca visibilità, mi avrebbe permesso di farmi notare sotto altre sfaccettature delle mie capacità professionali; agire diversamente sarebbe stato controproducente anche verso me stesso.

E: che aria avevi respirato durante i giorni di Palio?

G: beh , c’era preoccupazione e una normale tensione ,  la Torre è una  contrada piccolina , che ha vinto da poco , con un avversaria ben costruita dal punto di vista delle politiche paliesche e molto numerosa.I pensieri  negativi , c’erano ,  inutile negarlo, ma mi hanno permesso di lavorare tranquillamente comunque  di preparare me e il cavallo bene;la notte della vigilia , a parte la normale preoccupazione della corsa e l’adrenalina ,sono riuscito a riposare tranquillamente. Certo in Buca, quando ho visto quel mare rosa e celeste … ma mi sono serviti anche loro , tutte le volte che passavo loro davanti , ne ho tratto una  bella carica.

E: e il rientro alla Torre, come è stato?

G: gioiosissimo, dopo un uscita dalla Buca un po’ rocambolesca( correvo e i pantaloni erano larghi e ho rischiato di perderli) l’arrivo in contrada è stato bello, davvero, una grande soddisfazione ; tante risate, qualche goliardata .Questo è un lavoro che si fa per la grande passione per i cavalli, certo , ma vedere la gioia, quando si riesce a darla , nei volti delle persone è il vero coronamento, è quello che poi ti manca , se non hai l’occasione di correre. Sono uscito con una  rinnovata fiducia in me stesso. Dopo aver avuto poche occasioni in cui emergere , ho cercato di sfruttare al meglio l’occasione che mi si è presentata davanti.

 

Giosuè lavora da anni a Scuderia Milani , allena cavalli da Palio e da corsa  con cui ha ottenuto dei buonissimi risultati , anche se lui ci tiene a sottolineare , che vuole fare il fantino e non l’allenatore; ha fatto sempre  moltissima provincia, è uno che fa questo lavoro , un po’ all’antica , dando grande peso alla parola.

Parla il giusto , con la sguardo dritto. Gli si legge negli occhi una  grande passione , alcune delusioni subite. Si prepara a giorni a Castiglion Fiorentino , dove correrà in coppia con Alessio Migheli,  altro Palio di quelli bollenti. E’reduce da Ferrara; oltre a Siena  , gli piacerebbe avere la possibilità di correre a Legnano , dove per ora ha fatto la provaccia alla Flora e a Legnarello, un palio  cui gli piacerebbe confrontarsi , una  pista che lo affascina molto.

E: sai aver scritto un bel pezzo di curriculum durante la mossa di Fucecchio, alla voce aspirazioni , però Giosuè Carboni  cosa scriverebbe adesso : killer?

G: no , killer no , sia perché non mi piace proprio il termine in se stesso , sia perché credo negli anni di aver dimostrato di poter  fare il fantino  a tutti gli effetti; quest’esperienza , che sicuramente è una voce di richiamo nella mia carriera,  altro che non è stato un lavoro portato a buon fine, uno dei compiti che fa parte di questo mestiere , come vincere .

Sono parole dirette, e vere.

Il fascino di questo genere di corse e l’aura magica che sta intorno a questi uomini, è fatta anche di questo, di una  serie di regole chiare per quanto sregolate, che nulla hanno a che fare con lo sport .

G: forse , se provassimo a immaginarci proiettati in un ‘epoca passata , noi fantini , saremmo forse  gladiatori dell’Impero romano, gente a cui piaceva il rischio e l’acclamazione della folla.

 

E: nel dopo Palio, un minuto di lucida follia in cui hai realizzato , forse con un po’ di rimpianto , che per qualche anno forse in Buca non avresti corso c’è stato?

G: no, so benissimo a cosa vado incontro in termini di giustizia paliesca, per il resto ho chiuso questa esperienza con la serenità di chi ha fatto il proprio lavoro, senza rancori e con un bellissimo rapporto stretto con  la Torre.

Ecco , forse a sentirlo parlare e ad osservarlo,  Giosuè Carboni  alla voce aspirazione , dovrebbe scriverci semplicemente : assassino.

Assassino  è il   termine che rimane forse la definizione più nobile e vera per questo mestiere, che ha il sapore del Palio del passato, in cui patti e parole date  avevano  un peso importante e in cui il Palio , spesso si faceva come lo ha interpretato lui con la giubba bianca e celeste.

Eleonora Mainò

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